Le piante della tradizione contadina

Nelle adiacenze delle sorgenti termali, come altrove, la tradizione contadina locale prevedeva la coltivazione della vite (Vitis vinifera) e dell’olivo (Olea europaea). Era usanza come, tra l’altro, "maritare" la vite con alberi di gelso (Morus nigra); usati come sostegno per la vite stessa, essi venivano posti in testa e nel mezzo dei filari, e rappresentavano uno stabile supporto ai fili di ferro cui venivano legati i tralci. Le foglie del gelso erano poi utilizzate anche per l’allevamento del baco da seta (Bombyx mori), che rappresentava una sorta di valore aggiunto per la povera economia contadina.

Ricostruzione di una vigna tipica presso  l'Orto Botanico del Bagnaccio
foto gentilmente fornite dalla Università degli Studi della Tuscia - Orto Botanico Angelo Rambelli.
Spesso in testa ai filari di vigna e dalla parte dell’abitazione, così da essere facilmente tenuti d’occhio, erano messi a dimora cespugli di rosa che, oltre a fornire fiori recisi, avevano l’importante compito, come sentinelle, di rivelare precocemente al contadino eventuali attacchi di parassiti.

Il terreno coltivato a vigneto ed oliveto generalmente non era interessato da arature profonde per non rovinare le radici delle piante coltivate, ma solo ripulito stagionalmente dalle infestanti con lavorazioni superficiali (erpicatura).

Questo tipo di lavorazione permetteva la ricrescita, in primavera ed in autunno, di alcune erbe che il contadino ben volentieri tollerava nella sua vigna e nel suo oliveto perché erano buone da mangiare. Anzi, alcune venivano lasciate fiorire così da assicurare la loro presenza anche l’anno seguente. Tra queste troviamo la cresta di gallo (Chrysanthemum segetum) e il papavero (Papaver rhoeas), il piattello o costole d'asino (Hypochaeris radicata), il crespigno (Sonchus oleraceus), l'aspraggine (Picris hieracioides) e il caccialepre (Reichardia picroides).


Papavero - Papaver rhoeas
foto gentilmente fornite dalla Università degli Studi della Tuscia - Orto Botanico Angelo Rambelli.
Nell'area adiacente all'oliveto sono state seminate alcune delle piante utilizzate in passato e riscoperte recentemente per le loro proprietà. Piante tessili, come il lino (Linum usitatissimum), piante tintorie, come la calendula officinale (Calendula officinalis) e la camomilla dei tintori (Anthemis tinctoria), e piante officinali, come il gittaione (Agrostemma githago), la lavanda (Lavandula angustifolia) ed il fiordaliso (Centaurea cyanus).


Lino - Linum usitatissimum
foto gentilmente fornite dalla Università degli Studi della Tuscia - Orto Botanico Angelo Rambelli.

Gelso - Morus nigra
foto gentilmente fornite dalla Università degli Studi della Tuscia - Orto Botanico Angelo Rambelli.

Reichardia picroides
foto gentilmente fornite dalla Università degli Studi della Tuscia - Orto Botanico Angelo Rambelli.

Agrostemma githago
foto gentilmente fornite dalla Università degli Studi della Tuscia - Orto Botanico Angelo Rambelli.

Camomilla tintoria - Anthemis tinctoria
foto gentilmente fornite dalla Università degli Studi della Tuscia - Orto Botanico Angelo Rambelli.

Camomilla tintoria - Anthemis tinctoria
foto gentilmente fornite dalla Università degli Studi della Tuscia - Orto Botanico Angelo Rambelli.

Lavanda - Lavandula angustifolia
foto gentilmente fornite dalla Università degli Studi della Tuscia - Orto Botanico Angelo Rambelli.

Isatis tinctoria
foto gentilmente fornite dalla Università degli Studi della Tuscia - Orto Botanico Angelo Rambelli.

Centaurea cyanus
foto gentilmente fornite dalla Università degli Studi della Tuscia - Orto Botanico Angelo Rambelli.

Calendula
foto gentilmente fornite dalla Università degli Studi della Tuscia - Orto Botanico Angelo Rambelli.


Lo sapevate che...
  • le foglie giovani della cresta di gallo e del papavero non possono mancare nella preparazione della "misticanza"
  • uno dei passatempi dei ragazzini di un tempo era di succhiare i fiori del succhiamiele (Anchusa undulata subsp. hybrida) per assaporarne la dolcezza del nettare
  • a Viterbo, il lino veniva messo a macerare nelle vasche con acqua sulfurea per la produzione della fibra tessile
  • il guado era conosciuto ed apprezzato come pianta tintoria già nell’antica Roma ed ebbe la sua massima diffusione in epoca tardo Medioevale e rinascimentale. Per secoli fu pressoché l’unica specie europea in grado di fornire le colorazioni che vanno dall’azzurro al blu, ed in alcuni periodi storici il pigmento ricavato dalla pianta acquisì un valore tale da essere considerato una sorta di “oro blu”
  • il nome camomilla dei tintori è certamente legato all’uso che se ne faceva in passato. Dal suo fiore veniva infatti ottenuta una tinta gialla, un tempo assai apprezzata per imprimere ai prodotti tessili un colore giallo brillante, solido e duraturo
  • piante come il gittaione ed il fiordaliso, che in passato accompagnavano le colture di cereali, stanno scomparendo in natura a causa dei cambiamenti delle pratiche colturali